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© Credits photo: Marina Misiti

“MARINA MISITI è forse prima di tutto
un’antropologa con il vizio della fotogra-
fia. È un rovesciamento di prospettiva in-
dispensabile che non vuole sminuire la
figura di fotoreporter, amica e allieva di
Sebastiana Papa, quanto piuttosto sot-
tolineare la visione che sottende al suo
lavoro: che sia in Afghanistan o in Kos-
sovo, in India o in Brasile, tra le vetrine
di Santa Monica o al Mitte di Berlino, è
l’occhio antropologico a lavorare, in di-
rezione di una rappresentazione sche-
maticamente emotiva dei luoghi visitati.
Una mappatura, femminilmente curiosa,
femmineamente seducente, che po-
tremmo definire una cartografia di sicu-
rezza affettiva, i cui confini sono
circoscritti dalle emozioni e dalle sensa-
zioni che, volta per volta, li stabiliscono.
La lettura o meglio la ri-lettura del terri-
torio in tal senso è infinita perché, volta
per volta, subisce e registra mutazioni e
cambiamenti dettati dall’apparato emo-
tivo-sentimentale che è sempre al la-
voro, come il più accreditato e
riconosciuto tra i sistemi di localizzazione
e rilevamento. Viaggiare per Marina,
anche negli stessi luoghi, è come rileg-
gere un libro già letto che avrà sempre
qualcosa di nuovo da dirci.
Cercare la dimensione familiare e intima,
tranquillizzante, come il fornaio sotto
casa o il negozietto etico di pashmina di
Campo dei Fiori, a Sidney come a Cuba,
non vuol dire viaggiare con i paraocchi
ma, al contrario, fare del viaggio un’oc-
casione di relazione profonda con i luo-
ghi, geograficamente identificabili ed
emotivamente riconoscibili, che non
sono, né possono essere, un trofeo fo-
tografico quanto piuttosto un’opportunità
di conoscere e ri-conoscere, ma anche
di conoscersi e ri-conoscersi”.

Silvia Sfrecola Romani, critico e curatrice d’arte

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